Ragioni giustificatrici nel contratto a termine, necessaria l’indicazione in maniera circostanziata


Al fine di assicurare la trasparenza, la veridicità e l’immodificabilità delle ragioni giustificatrici di un contratto a termine, così da rendere evidente la connessione tra la durata temporanea della prestazione e le esigenze aziendali che la stessa sia chiamata a realizzare, il datore di lavoro l’onere di indicarle nell’atto scritto in maniera circostanziata e puntuale (Corte di Cassazione, sentenza 14 novembre 2019, n. 29628).


Una Corte di appello territoriale, in parziale riforma della sentenza di primo grado, aveva dichiarato la nullità del termine apposto a plurimi contratti di lavoro subordinato stipulati tra un lavoratore con mansioni di assistente di produzione ed una società, con conseguente accertamento della natura a tempo indeterminato del primo rapporto e condanna di altra società, intervenuta quale cessionaria del ramo di azienda cui era addetto il lavoratore, al pagamento, in solido, della indennità risarcitoria commisurata a sei mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto (art. 32, L. n. 183/2010). Nello specifico, la Corte di merito aveva ritenuto illegittimo il termine apposto ai contratti di lavoro, per difetto di specifica indicazione delle ragioni legittimanti l’assunzione a tempo determinato, non risultando a tal fine sufficiente la mera indicazione della produzione o del programma ai quali il lavoratore era chiamato a collaborare.
Avverso la sentenza ricorre così in Cassazione la società, lamentando che la contrattazione collettiva applicata consentisse l’assunzione a termine di personale riferito a specifici programmi radiofonici e televisivi, e che le previsioni collettive rappresentassero un elemento di garanzia e di riscontro oggettivo in ordine alle reali esigenze giustificatrici dell’apposizione della clausola di durata.
Per la Suprema Corte il ricorso non è fondato. La decisione del giudice di merito è infatti coerente con il consolidato orientamento di legittimità, per cui il rapporto di lavoro subordinato è normalmente a tempo indeterminato, costituendo pur sempre, l’apposizione del termine una ipotesi derogatoria rispetto al suddetto principio, anche in presenza di un sistema imperniato sulla previsione di una clausola generale (“ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo e sostitutivo”, ai sensi della normativa previgente di cui al D.Lgs. n. 368/2001).
L’apposizione di un termine al contratto di lavoro, a fronte di ragioni giustificatrici (nel caso in esame, di carattere tecnico, produttivo organizzativo o sostitutivo), che devono risultare specificate, a pena di inefficacia, in apposito atto scritto, impone al datore di lavoro l’onere di indicare in modo circostanziato e puntuale le circostanze che contraddistinguono una particolare attività e che rendono conforme alle esigenze del datore di lavoro, nell’ambito di un determinato contesto aziendale, la prestazione a tempo determinato. Ciò, al fine di assicurare la trasparenza e la veridicità di tali ragioni, nonché l’immodificabilità delle stesse nel corso del rapporto, così da rendere evidente la specifica connessione tra la durata solo temporanea della prestazione e le esigenze (nel caso in esame, produttive ed organizzative) che la stessa sia chiamata a realizzare e la utilizzazione del lavoratore assunto esclusivamente nell’ambito della specifica ragione indicata ed in stretto collegamento con la stessa.