Nulla la rinuncia al TFR in costanza di rapporto


Il diritto alla liquidazione del trattamento di fine rapporto del lavoratore ancora in servizio è un diritto futuro, la rinuncia effettuata dal lavoratore è radicalmente nulla ai sensi degli artt. 1418, secondo comma, e 1325 c.c., per mancanza dell’oggetto, non essendo ancora il diritto entrato nel patrimonio del lavoratore e non essendo sufficiente l’accantonamento delle somme già effettuato.


La Corte d’Appello di Milano, ha rigettato l’appello avverso la sentenza di primo grado con cui era stato accolto il ricorso proposto da una società in opposizione al decreto ingiuntivo con cui le era stato ingiunto il pagamento della somma di € 89.350,00 a titolo di integrazione del TFR a seguito di transazione.
Per la cassazione di tale sentenza è stato proposto ricorso articolato su due motivi. In particolare, con il secondo motivo di ricorso, il ricorrente si duole del fatto che la Corte d’Appello di Milano è altresì incorsa in una violazione degli artt. 1418 e 1325 c.c. e dell’art. 2120 c.c. nonché della L. 297/82, allorché ha ritenuto valida l’asserita rinunzia/transazione sul rilievo che il diritto del lavoratore al TFR maturerebbe in corso di rapporto e non alla cessazione dello stesso; precisamente, il ricorrente sostiene che “la rinuncia al TFR da parte del lavoratore manifestata antecedentemente all’effettiva cessazione del rapporto […] sarebbe del tutto illegittima […] avendo ad oggetto un diritto non ancora entrato a far parte del patrimonio giuridico del lavoratore”.
La Cassazione ha ritenuto fondato tale motivo in quanto, premesso che la rinunzia può avere effetto abdicativo di un diritto in quanto risulti specificamente che la parte l’abbia resa con la chiara e piena consapevolezza di abdicare o transigere su di esso e che la stessa rinunzia è ammissibile in riferimento a diritti già maturati e dal contenuto determinato, la sentenza impugnata si pone in contrasto con il seguente principio ancora di recente ribadito da questa Corte: “Il diritto alla liquidazione del trattamento di fine rapporto del lavoratore ancora in servizio è un diritto futuro, la rinuncia effettuata dal lavoratore è radicalmente nulla ai sensi degli artt. 1418, secondo comma, e 1325 c.c., per mancanza dell’oggetto, non essendo ancora il diritto entrato nel patrimonio del lavoratore e non essendo sufficiente l’accantonamento delle somme già effettuato”.
Non esclude l’applicazione di tale principio l’assunto speso dalla Corte territoriale secondo cui vi sarebbe stata una “sostanziale contestualità” tra il momento della rinuncia all’integrazione del TFR e la cessazione del rapporto di lavoro, essendo comunque pacifico che al momento dell’accordo il rapporto di lavoro non era cessato e tanto basta a consentire l’applicazione del principio innanzi richiamato (cfr. Cassazione, Ordinanza n. 14510/2019).