Avviso bonario: l’istanza di autotutela non giustifica il pagamento tardivo

Anche un lieve ritardo nel pagamento delle somme richieste con “avviso bonario” a seguito del controllo automatizzato della dichiarazione, determina la perdita del beneficio alla sanzione  ridotta. La presentazione di un’istanza di autotutela, al quale l’ufficio non abbia risposto, non costituisce esimente per il tardivo versamento (Corte di Cassazione – Ordinanza n. 29650 del 2019)

In tema di riscossione delle somme a seguito dei controlli automatici delle dichiarazioni, la norma stabilisce che le somme dovute a titolo d’imposta, ritenute, contributi e premi o di minori crediti già utilizzati, nonché di interessi e di sanzioni per ritardato o omesso versamento, sono iscritte direttamente nei ruoli a titolo definitivo; tuttavia, l’iscrizione a ruolo non è eseguita, in tutto o in parte, se il contribuente o il sostituto d’imposta provvede a pagare le somme dovute entro 30 giorni dal ricevimento della comunicazione di irregolarità, ovvero della comunicazione definitiva contenente la rideterminazione in sede di autotutela delle somme dovute, a seguito dei chiarimenti fomiti dal contribuente o dal sostituto d’imposta. In tal caso, l’ammontare delle sanzioni amministrative dovute è ridotto ad 1/3.
In proposito, la Corte di Cassazione ha chiarito, che dal tenore della norma, si evince chiaramente che con riferimento alle somme dovute a seguito di controlli automatici o formali è prevista l’attivazione della riscossione coattiva sulla base della mera rilevazione dell’irregolarità, pur essendo consentito al contribuente, una volta raggiunto dalla previa comunicazione bonaria di siffatta rilevazione, di attivarsi presso gli uffici competenti per fornire eventuali chiarimenti volti a dimostrare l’infondatezza totale o parziale della pretesa finanziaria.
Ove tale facoltà sia esercitata, tuttavia, non si realizza alcuna sospensione del termine di 30 giorni, decorrente dal ricevimento della comunicazione d’irregolarità, concesso al contribuente per effettuare il pagamento evitando l’iscrizione a ruolo ed usufruendo della riduzione ad 1/3 dell’ammontare delle sanzioni.
Solo nel caso in cui l’Amministrazione finanziaria, a seguito dei chiarimenti forniti dal contribuente, ridetermini in sede di autotutela l’importo delle somme dovute, decorrerà un nuovo termine dalla relativa comunicazione.
Dunque, precisano i giudici della Suprema Corte, la mera presentazione di una istanza in autotutela da parte del contribuente, ove non seguita da una comunicazione di rideterminazione delle somme dovute, non esime quest’ultimo dall’onere di pagare entro il termine di legge, decorrente dalla comunicazione d’irregolarità, al fine di usufruire della riduzione della sanzione, attesa l’autonomia del procedimento di riscossione coattiva da quello introdotto dalla richiesta di provvedere in autotutela.
La mancata risposta dell’Amministrazione all’istanza presentata in autotutela, conseguentemente, non incide sui termini di legge per il pagamento degli importi richiesti, né costituisce violazione del principio di collaborazione e buona fede sancito dallo Statuto del Contribuente.
D’altra parte, sottolinea la Corte di Cassazione, la mancata risposta dell’Amministrazione finanziaria all’istanza di autotutela non è sanzionata da alcuna norma di legge, costituendo appunto una mera sollecitazione del potere di autotutela, il cui esercizio è discrezionale. La proposizione di un’istanza di autotutela, pertanto, non può affatto ritenersi idonea ad ingenerare nel contribuente il legittimo affidamento in una risposta, tantomeno in senso favorevole, a nulla rilevando a tal fine la soggettiva convinzione del contribuente medesimo nella fondatezza delle proprie rimostranze, e neppure la oggettiva fondatezza delle stesse.